Rino Molari
I dialetti di Santarcangelo e della vallata della Marecchia

A cura di Giuseppe Bellosi e Davide Pioggia

rino-molari-dialetti-santarcangeloNel 1937, quando discusse la sua tesi di laurea, Rino Molari era un giovane studente che desiderava laurearsi in lettere quanto prima per potersi dedicare all’insegnamento, che era la sua grande passione. E come studente si trovò ad affrontare una ricerca complessa, ovviamente senza possedere le competenze specialistiche di un glottologo di professione. Il frutto di questa ricerca va dunque letto tenendo presente che si tratta di una tesi di laurea, con tutti i limiti che questo comporta.

Possiamo immaginare Molari mentre percorre alle prese con i dialetti che ancora oggi risultano impegnativi per i glottologi professionisti, i quali dispongono dei moderni mezzi di registrazione e di analisi, e adottano gli strumenti concettuali messi a punto dagli sviluppo teorici più recenti della disciplina.

Tenuto conto di tutto ciò, non sorprende che la sua tesi presenti qualche limite. Ma nonostante tali limiti, essa ha comunque un indubbio valore per chi voglia studiare questi dialetti. Innanzitutto Molari si rende conto chiaramente che i “dialetti dei dittonghi” che si sentono attorno a Santarcangelo sono tutti strettamente correlati fra loro. A tal punto che a suo avviso essi si possono considerare modi diversi di pronunciare il medesimo vernacolo: . Ora, che ci sia una correlazione viene percepito intuitivamente anche dagli stessi parlanti che, quando sentono certi dittonghi, collocano immediatamente il loro interlocutore nella suddetta area. Ma l’analisi di Molari va oltre, poiché egli comprende che i , pur presentandosi in modo diverso anche a distanza di poche centinaia di metri, sono solo varianti di quattro dittonghi fondamentali.

Essendosi reso conto di ciò, Molari si chiede come si sia prodotta e mantenuta tale uniformità linguistica in questa parte della Romagna, e si convince che proprio Santarcangelo deve aver svolto un ruolo cruciale, soprattutto per l’area a monte del paese, lungo la valle del Marecchia. Non solo, ma egli cerca anche di individuare, fra tutte le parlate santarcangiolesi, quella che più di altre può essersi conservata simile a quella originaria, e arriva alla conclusione che la parlata urbana è ormai troppo compromessa dal condizionamento dell’italiano e dai recenti sconvolgimenti urbanistici. Così opta per la parlata che si sentiva allora nell’area extraurbana attorno all’antica Pieve.

Per argomentare questi suoi convincimenti, l’autore illustra gli sviluppi antichi e recenti di Santarcangelo, le trasformazioni urbanistiche, i flussi della popolazione e le scelte linguistiche dei diversi strati sociali. Entrando poi nello specifico della glottologia, egli porta avanti un’ampia analisi comparata, mostrando punto per punto le differenze e le similitudini fra il santarcangiolese e i dialetti contigui. Tutto ciò costituisce un patrimonio di informazioni che è tuttora prezioso per chi voglia studiare lo sviluppo di questi dialetti.

(D. Pioggia – Introduzione al volume)


Paul Scheuermeier
La Romagna dei contadini

A cura di Mario Turci

ScheuermeierÈ l’ottobre del 1995 quando il Museo degli Usi e Costumi della Gente di Romagna scrive al Romanischen Seminar di Berna per chiedere informazioni circa la possibilità di acquisire, per i propri archivi, copia dei documenti prodotti da Paul Scheuermeier (etnografo e fotografo svizzero) nella sua ricerca in Romagna negli anni ’20 e ’30.

Paul Scheuermeier arriva in Italia nel periodo politico delicato dell’ascesa al potere di Mussolini. L’Italia stava attraversando una gravissima crisi economica, come d’altronde tutti gli altri paesi europei. Scheuermeier si trovò così di fronte ad una situazione “mista”, di passaggio, di cui è riuscito a cogliere il vecchio e il nuovo dell’agricoltura italiana.

In Romagna Schuermeier soggiornò a Saludecio, Sant’Agata Feltria, Fusignano, Ravenna, Cesenatico, Dozza Imolese, Meldola, coprendo tutto il territorio romagnolo, fotografando contadini e attrezzi agricoli, intervistando per raccogliere nomi e termini dialettali.

Il volume raccoglie tutto il materiale della ricerca prodotta dal ricercatore svizzero (155 fotografie, interviste) con testi di Laura Iuliano, Paolo Pracucci e Davide Pioggia e pubblicato grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e della Pro Loco di Santarcangelo.

(M. Turci – Introduzione al volume)


Alfredo Sancisi
Il dialetto nella scuola

ildialettonellascuolaLa materia di questo studio venne da me svolta in una serie di lezioni al Corso di Cultura sorto qui, per i maestri del Circolo Didattico di Santarcangelo, sotto gli auspici del Gruppo d’Azione “Per la scuola” di Ravenna. Ho creduto opportuno di raccoglierle in questa modesta pubblicazione, trattandosi di argomento che se, da un lato, può sembrare di carattere locale, dall’altro mi è parso, possa servire di stimolo e di indirizzo per gli insegnanti tutti a studiare il proprio dialetto anche fuori dell’ambito di cui mi sono particolarmente occupato.

Il quale ambito corrisponde – ove non si tenga conto di piccole sfumature di pronuncia che è facile avvertire fra luoghi pur vicinissimi come il contado e il nucleo abitato di uno stesso paese – al territorio delimitato dai fiumi Rubicone e Marecchia o, se si vuole, compreso tra Rimini e Cesena.

Però non è escluso che, anche per la parte esemplificativa, il lavoro possa essere di qualche giovamento alle scuole della Romagna in genere.

(Alfredo Sancisi)